First-party data: come usarli al meglio in periodo di pandemia

I first-party data (o dati di prima parte) sono dati estremamente preziosi, che vengono raccolti dall’azienda, che ne diventa proprietaria. Sono una miniera d’oro, perché consentono di ottenere una conoscenza approfondita su clienti, lead e contatti, rimanendo in linea con le normative vigenti e con le politiche di tutela della privacy e non si ottengono tramite soggetti esterni, ma direttamente dall’utente stesso.

Possono essere raccolti in diversi modi: siti web, social network, app, crm, sondaggi, quiz o domande offline e da qualsiasi altro touch-point tra cliente e azienda.

Mai come oggi, raccogliere questo tipo di dati diventa strategico per le aziende. Infatti, le persone lavorano (quando possibile) in smart workinkg, parlano con gli amici tramite i loro telefoni, fanno acquisti quasi esclusivamente online.

marketing funnel
 

Tutte queste attività generano una grandissima mole di dati molto preziosi: come sfruttarli?

 
1. Capire come cambiano le esigenze del target

Abitudini, preferenze e priorità. Tutto è stato rivoluzionato e, tramite l’analisi dei dati, l’azienda è in grado di osservare i nuovi comportamenti degli utenti e i suoi nuovi interessi. Grazie ai dati, inoltre, può comprendere a fondo il Customer Lifetime Value (ossia, la misuraizone dei profitti prevedibili in base alla relazione con i clienti, a partire dal loro comportamento di acquisto) e capire quali sono i clienti più a rischio di abbandono.

 

2. Raggiungere nuovi tipi di clienti e coinvolgere i clienti più importanti

Mai come in questo momento storico è essenziale, per i brand, trasmettere il messaggio corretto e fornire informazioni utili e pertinenti a tutti i lead che si trovano nelle diverse fasi del customer journey. Grazie ai dati raccolti, i marketer possono creare messaggi e contenuti personalizzati, riducendo al minimo il rischio di inviare messaggi a vuoto. Questo si traduce in una progressiva diminuzione degli sprechi delle attività poco efficaci.

Grazie, ad esempio, agli strumenti offerti da Google Ads volti a creare segmenti di pubblico e segmenti di clienti con un target estremamente affilato, gli inserzionisti possono creare annunci pubblicitari specifici per segmenti di clienti diversi, per promuovere solo determinati prodotti, o fare leva su determinati argomenti, particolarmente apprezzati da alcuni tipi di lead.

 

3. Usare i dati per creare Customer Experience migliori

Gli insight che individuano l’evoluzione dei comportamenti dei clienti aiutano a creare esperienze utenti più efficaci. Migliorare la navigazione all’interno delle app, ridurre le frequenze di rimbalzo su particolari pagine di un sito, migliorare i layout grafici sono solo alcuni semplici accorgimenti che possono perfezionare molto le esperienze che gli utenti vivono su app, siti e piattaforme online.

 

Usare i dati in modo strategico per rafforzare la relazione con i clienti

Più un’azienda riesce a sfruttare le potenzialità dei dati, più riesce a creare strategie e campagne marketing efficaci. Secondo uno studio pre-pandemina di Boston Consulting Group (BCG) ha evidenziato che le aziende che collegano le fonti dati prorietari riescono ad ottenere risultati migliori nelle metriche più rilevanti rispetto a chi possiede un’integrazione dati parziale.

Per queste ultime, l’aumento delle entrate deriva da un unico posizionamento dell’annuncio, un solo messaggio e, sebbene 9 marketer su 10 siano convinti che i dati proprietari sono importanti per le loro strategie di marketing digitali, pochissimi li sfruttano al meglio. Meno del 33% è in grado di raccoglierli da più canali (online e offline) e solamente l’1% è in grado di usarli per offrire customer experience omnichannel.

Lo studio, inoltre, identifica 3 fattori chiave che possono aiutare le aziende e creare valore tramite i dati, per mantenere relazioni durature con i loro clienti.

 

1. Creare uno scambio di valore equo e trasparente per poter raccogliere i dati

L’azienda che chiede all’utente il consenso di poter utilizzare il suoi dati, deve poter offrirgli qualcosa in cambio:

scambio di valore
fonte: thinkwithgoogle.com

Offrire informazioni, assistenza, contenuti di qualità, coupon, offerte speciali. La sfida sta nel capire quale sia il valore atteso dall’utente e capire con quale strumento poterglielo offrire.

Lo scambio di valore dovrebbe avvenire in modo trasparente, in un ciclo continuo e progressivo che possa portare dei vantaggi concreti ad entrambe le parti.

 

2. Rispettare le normative vigenti in materia di dati

In fase di raccolta di dati, l’azienda deve assicurarsi di rispettare le normative vigenti stabilite dalle autorità competenti e dall’azienda stessa. Lo studio di BCG sottolinea che diverse organizzazioni devono sottostare a linee guida interne molto restrittive, sia per la raccolta che per la gestione e l’utilizzo dei dati e devono seguire costanti sessioni di aggiornamento per rimanere informati in materia legale e per condividere queste informazioni con tutto il team aziendale.

 

3. Raccogliere i dati in modo innovativo

Cambiano abitudini e modalità di acquisto e cambiano, di conseguenza, anche le modalità in cui i dati vengono raccolti. Individuare nuove fonti dati e definire nuovi touch-point sono le due sfide che e aziende oggi devono affrontare per poter adottare nuovi metodi per raccogliere i dati.

In definitiva, i dati proprietari possono aiutare concretamente le aziende a rimanere al passo con i tempi che cambiano e con le nuove esigenze dei clienti ed è essenziale progettare una strategia di marketing che sappia sfruttare al massimo le potenzialità offerte dai dati che sono già in loro possesso.

Contattaci se vuoi approfondire questo argomento e capire come puoi sfruttare la mole di dati che hai già a disposizione per migliorare la tua strategia di marketing!

 

Fonte: thinkwithgoogle.com

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